IL RINASCIMENTO
Alla fine del XIV secolo e all’inizio del XV secolo
nell’area italiana nacque una nuova visione del mondo ben distinta da quella
medievale.La nuova cultura che si diffuse è conosciuta con i nomi di Umanesimo
e Rinascimento.L’umanesimo è la prima fase, quella quattrocentesca in cui
maturarono le nuove idee. Il Rinascimento è la fase cinquecentesca, il periodo di massimo splendore.
L’Umanesimo si richiamava alla letteratura classica e si
contrapponeva al Medioevo che , invece, si ispirava ai testi sacri. L’Umanesimo
valorizza l’uomo mettendolo al centro del mondo, enfatizzando la sua libertà e
le sue capacità razionali. L’uomo è in grado di dominare la natura.
Tuttavia, la
nuova concezione non nega l’esistenza di Dio. Inoltre, gli autori dell’età
classica divennero un modello da imitare. In questo periodo furono riscoperti
numerosi testi classici e ci fu uno
studio approfondito delle lingue classiche (greco e latino). Grazie
all’invenzione della stampa da parte di Gutenberg la diffusione dei testi
classici divenne molto più semplice.
Gli uomini rinascimentali, consideravano il Medioevo “l’età di mezzo” poiché separava il presente
dall’antichità.Perciò consideravano se stessi i protagonisti di una rinascita.
Durante il Rinascimento l’uomo era interessato alla natura
circostante e cercava di comprenderla
attraverso l’osservazione. In questo modo giunse a nuove conoscenze nel campo
delle scienze naturali. Questi progressi contribuirono a formazione di una
nuova concezione del cosmo,per cui la Terra e l’uomo non erano più il centro dell’universo.
Mentre nel Medioevo la storia era concepita come un frutto
di un disegno provvidenziale, nel Rinascimento era vista come il risultato
delle azioni umane.Francesco Guicciardini, uno dei più affermati storici,
scrisse la storia contemporanea alla sua epoca.
Tra il XVI e il XVII gli uomini riflettevano anche sul
concetto di politica di organizzazione del potere, il che, divenne parte del
processo di nascita dello Stato moderno.L’impero e il Papato non dominavano le
altre entità politiche ma era il principe ad avere il potere. Secondo Niccolò
Machiavelli la politica doveva essere regolata da leggi diverse da quelli
religiosi e morali. Nel suo trattato "Il Principe"
ritenne che la virtù del principe consistesse nell’adottare il
comportamento di volta in volta più adatto a conservare il potere. L’umanista
Tommaso Moro, nella sua opera intitolata "Utopia" proponeva una comunità
pacifista e tollerante senza la proprietà privata, governata da un’aristocrazia intellettuale secondo
semplici regole. I due autori riconducono la politica alle scelte umane
escludendola dal disegno provvidenziale medievale e creano la premessa della concezione della
vita democratica.
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